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Intervento di rinaturalizzazione
tratto di torrente Tarò/Certesa in
Via Eritrea, Comune di Seveso (MB)

 

Il torrente Seveso, elemento di un ecosistema territoriale molto vasto posto a confine naturale di Brianza Nord Ovest, si trova oggi in una grave condizione di degrado. Ciò costituisce per le popolazioni che abitano il suo Comprensorio
la perdita di un valore ambientale inestimabile.
L’indifferente fatalismo che tende a rimuovere il problema dalla coscienza collettiva
ed a far considerare la situazione ormai compromessa per sempre, contribuisce
in modo determinante ad aumentare il rischio che venga cancellata una delle tracce del paesaggio brianteo che ne ha seguito la crescita, marcato le qualità territoriali e che nonostante tutto può ancora essere recuperata ad un ruolo di preziosa risorsa.
Il torrente Seveso, fatto territoriale specifico del sistema delle acque lombarde, accoglie lungo il suo corso, spazi dalle grandi potenzialità (alcuni dei quali si possono
configurare come possibili parchi territoriali tematici), parti di tessuto edificato pregiato
(potenzialmente restituibili a nuova dignità civile ed urbana), singoli
elementi monumentali come:  ville, antichi opifici, edifici religiosi, che hanno costituito, in sezione storica, i caratteri più vivi della cultura locale.
Recuperare il torrente, il suo retino idrico ed il paesaggio del suo bacino, significa
recuperare una parte decisiva della memoria e della storia di un vasto territorio, tra i più caratteristici della Lombardia, lavorando su valori funzionali e simbolici capaci di provocare un’inversione di tendenza rispetto all’uso dissipativo dei
suoli che da alcuni decenni ne sta cancellando tracce e specificità. La maggior parte degli studi, dei progetti, degli interventi fino ad oggi effettuati sull’argomento hanno prodotto risultati modesti anche perché caratterizzati da un’insufficiente azione promozionale di processi partecipativi.
Sono stati infatti redatti nel tempo studi come il P.R.R.A., il Piano Paesistico, le analisi periodiche sui corsi d’acqua ed il censimento degli scarichi della Provincia
di Milano e di Como,mosaico degli strumenti urbanistici, ecc. senza che nessuno di questi strumenti, pur contribuendo ad un miglioramento generale sul piano della conoscenza, abbia conseguito risultati definitivi o soddisfacenti che potessero far presagire un netto cambio di direzione.
Di fatto la situazione più critica è il degrado del paesaggio di contorno, minato
da uno sviluppo urbano sempre più aggressivo, e delle sue acque (sia per ciò che attiene all’inquinamento che alla portata idraulica direttamente correlata all’impermeabilizzazione
dei suoli) che impedisce di modificare il rapporto (spesso tramutato in ostile indifferenza) che caratterizza la relazione tra il torrente e la sua gente.
L’eliminazione dei fattori inquinanti, una più regolata ed attenta regimentazione idraulica, la bonifica e la cura con opere di manutenzione periodica degli alvei sono infatti azioni indiscutibilmente necessarie tanto quanto lo sono quegli interventi
che mirano a valorizzarne il paesaggio di contorno. 

Deve quindi essere elaborato un progetto che nelle sue linee generali di Indirizzo preveda sostanzialmente di affrontare:

La rinaturalizzazione delle sponde e la ripermeabilità delle aree adiacenti;

La regimentazione delle portate idrauliche diminuendo drasticamente il conferimento di acque meteoriche;

La salvaguardia e valorizzazione delle aree a forte vocazione paesistico/naturale;

La realizzazione di zone in grado di rendere possibile la fruizione ricreativa e paesistica del fiume, ripristinandone gli
accessi, rafforzando e ricostruendo quella virtuosa relazione fiume/territorio/abitanti oggi molto compromessa. Si creeranno così le condizioni per raggiungere un risultato complessivo che restituisca
al torrente quella funzione capace di aggregare, qualificandoli, i sistemi insediativi che si dispongono
lungo il suo corso (centri abitati, sistemi infrastrutturali, spazi verdi).
Esondazioni, allagamenti, piene sempre più vicine al punto critico e con tempi di ritorno sempre più brevi sono fenomeni in continuo aumento, campanelli di allarme che non si possono ignorare. Non occorrono
poteri divinatori e neppure sostenere facili posizioni catastrofistiche per figurare un possibile assai più tragico immediato futuro. Una infinità di leggi, decreti, regolamenti, circolari, e quant’altro si sono succeduti nel tempo senza ottenere risultati soddisfacenti. In alcuni casi il panorama in tal senso ha creato solo presupposti allarmanti
rispetto alla responsabilità in capo a figure istituzionali: Sindaci, Assessori, pubblici funzionari, che ogni giorno sono sottoposti al rischio di denunce assai pesanti. Ma il problema continua a manifestarsi nei suoi aspetti peggiori, senza che se ne veda, perdurando lo stato delle cose, una possibile soluzione.
Occorre intervenire subito avviando processi che innestino eventi in grado di modificare le cose allacciandosi alle
strutture istituzionali e alle normative vigenti.
Si devono abbandonare i semplicistici assunti finora risultati inefficaci del tipo: “le leggi ci sono, applichiamole!”,
per arrivare ad una più articolata metodologia di lavoro che può essere così sintetizzata: le leggi ci sono, fino ad oggi sono servite a poco, cerchiamone le ragioni e proponiamo la soluzione; attuando programmi di intervento concreti ed efficaci nelle azioni; attuabili rispetto al reperimento delle risorse economiche necessarie;
 convincenti nei confronti della gente perché condivisibili e condivisi perciò capaci di suscitare entusiasmo e partecipazione.

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